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L’ANIMA DEL PLETZL E’ ANCORA VIVA?L’ANIMA DEL PLETZL E’ ANCORA VIVA?


Translated by Michele Citro, michele.citro87@gmail.com

“Le cose non sono più le stesse”.  È la frase più ricorrente delle persone che vanno a zonzo nella storica rue des Rosiers, il cuore del quartiere ebraico conosciuto nel Marais come il “Pletzl”.

Negli ultimi 40 anni, il quartiere è passato attraverso un processo di nobilitazione che negli ultimi tempi sembra essersi accellerato. Negli ultimi 5 anni, molti forni, pasticcerie, negozi e macellerie ebraiche che un tempo fiancheggiavano questa strada medioevale hanno chiuso e sono stati rimpiazzati da negozi eleganti e lussuosi che provocano commenti del tipo “l’unica cosa ebraica di rue des Rosiers, oggigiorno, è che i negozi sono aperti anche di domenica”.

È un saggia osservazione. La Francia, un paese Cattolico, che ha ancora dei negozi raffinati aperti di domenica. Comunque, visto che gli Ebrei hanno il proprio giorno di culto il sabato, la città chiude un occhio sulle contravvenzioni nel Marais, cosa che evidenzia il grande influsso delle boutique di abiti nel distretto.

Ma cosa ha portato a questa trasformazione? Individuare le cause dei cambiamenti di un quartiere non è una cosa facile.

Le cose iniziarono a cambiare molto lentamente nel 1962, quando André Malraux, emise un ordine di protezione per il quartiere – che era comunemente chiamato l’ “ascella di Parigi”. L’area era destinata alla demolizione, dagli argini del fiume Senna fino a Gare de l?estt. Malraux previde la tragedia e la evitò. Poco a poco, le diroccate abitazioni occupate dalla povera classe lavoratrice, principalmente famiglie ebraiche, o deturpate perché trasformate in fabbriche, vennero fatte ristrutturare. Un momento chiave fu quando l’Hotel Salé, un’abitazione decadente nella parte nord del Marais, fu totalmente ristrutturata e le sue porte vennero aperte per accogliere il Museo Picasso nel 1970.

La comunità gay, sempre attenta ai quartieri in voga, iniziò a bazzicarci e a rinnovare appartamenti. Due bar gay si innestarono alla fine di rue des Rosiers e il quartiere ebraico fu lentamente assorbito da un altro ghetto: la comunità gay.

Ma la comunità ebraica era ancora intatta. Una piccola comunità viveva nel Pletzl (termine yiddish per indicare la piccola piazza) già dal Medioevo. Dopo secoli di esplulsioni, lo invasero nuovamente nel XIX secolo, quando i massacri di massa nell’Europa orientale facero si che milioni di Ebrei, visti come cittadini di seconda classe, venissero mandati all’estero. La Francia, il primo paese europeo a riconoscere gli Ebrei come cittadini dotati di diritti civili, fu naturalmente la meta principale di centinaia di migliaia di immigranti. La marea di profughi arrivo a Gare de l’Est. Disorientati, si diressero verso il povero quartiere del Marais, dove si sistemarono alla meglio.

Erano principalmente case in affitto, con bagni nei corridoi e una media di 30 famiglie affollate in grandi appartamenti decadenti. Lo Yiddish era la lingua principalmente parlata. Sorsero numerose sinagoghe , seguite da supermercati ebraici, ristoranti e scuole.

In Francia i bambini vanno a scuola il Sabato mattina, ma queste scuole chiudevano per il Sabbah. Come nella parte bassa orientale di New York, il commercio degli abiti era popolare e offriva lavoro alla gente  povera senza particolari abilità. Era un’area particolarmente povera, ma ricca di folklore e cameratismo.

Il Pletzl, infatti, è una sorta di piazza  con 4 grandi strade che ne delineano il perimetro. Rue des Rosiers e rue du Roi du Sicile corrono parallele, est/ovest, attraversate da rue de Pavé e rue du Vieille du Temple, che corrono nord/sud. Rue des Rosiers è anche attraversata da rue des Ecouffes e rue Ferdinand Duval.
 
Rue Ferdinand Duval era chiamata rue des Juifs dal XIII secolo fino al 1900 – in ricordo degli Ebrei che vi vivevano secoli prima. E rue des Ecouffes (che significa uccello predatore, chiamato nibbio in inglese), fa riferimento agli strozzini ebrei del Medioevo, in seguito sostituiti dagli strozzini lombardi. 

Recenti cambiamenti in rue des Rosiers sono dovuti all’ambiziosa iniziativa d’urbanizzazione del sindaco del IV arrondissement, Dominique Bertinotti, in carica fino al 2001. La decisione di pavimentare il suolo iniziò nel 2005 e fino al 2007 ricevette lamentele da parte dei proprietari dei negozi, che temevano di perdere la loro clientela regolare “old world”. Attualmente è una strada pedonale molto carina e molti dei negozi più modesti hanno chiuso. Alcuni furono tentati con borse piene di denaro per rendere più facili gli accordi. Marciano, un’eccellente forno, si mantenne risoluto. In passato appartenuto a Ashkenazy Jews, il Moskowitz vendette  il locale a Joseph Marciano a condizione che continuasse a produrre pietanze est europee. Difatti, qui si può assaporare il miglior strudel di mele che ci sia.

Diversamente, i vecchi negozianti ebraici, pronti alla pensione, cedettero alle succulente avance. Ora la parte più nuova di rue des Rosiers, da rue de Pavé a Ferdinand Duval, non ha più alcun negozio ebraico. Questa parte di strada fu inaugurata nel 1850, sotto lo sviluppo urbanistico di Parigi attuato da Haussmann.
 
Stranamente, questi negozi alla moda non fanno grandi affari. Sebbene siano grandi per essere dei negozi-vetrina, i loro prezzi si accostano a quelli dei grandi negozi di avenue Montaigne. Sembra infatti che questa strada sia pronta a un nuovo cambiamento.
 
Un negozio Adidas ha aperto lo scorso anno, dopo che una boutique molto chic ha chiuso le sue porte, e COS (un negozio dal target leggermente più elevato di H&M) occupa attualmente un vecchio hammam. Diventerà questa strada come SoHo  a New York, dove negozi trendy e originali sono stati sostituiti da negozi più di massa? 

Ancora, alla fine di rue des Rosiers ci sono i negozi di falafel, che vantano la fama di essere fra i migliori del mondo. L’As du Falafel sostiene di essere il migliore, e giudicando dalle file c’è da credergli. Ma Falafel King lo segue a ruota. Il suo proprietario è felice dell’enorme numero di turisti e sostiene che il commercio va una bomba.

Anche i due forni/pasticceria Finkelstajn (Mr Finkelstajn al 25 bis rue des Rosiers e la sua ex moglie Kahn-Finkelstajn al 24, rue des Ecouffes) non possono certo lamentarsi degli affari anche se è tutto così decisamente diverso da 40 anni fa, quando i locali acquistavano lì il loro pane challah. Ora file di turisti aspettano con l’acquolina in gola ciambelle con straccetii di fegato.

Nel frattempo il proprietario di una pizzeria ebraica, Mr. Benaim, a Hassidic Jew, è triste di vedere il quartiere cambiare e pensa che il sindaco non abbia a cuore gli interessi di questa storica strada.

Le cose iniziano a sembrare terribilmente anacronistiche appena devii nel Lamarthe, tieni tra le mani il tuo falafel di 5 euro e acquisti una borsa di pelle firmata a 700 euro.

Grazie a dio c’è ancora una yeshiva e numerose sinagoghe sparse nell’area. Senza di loro, non ci sarebbbe Giudaismo effettivo in queste strade… solo i ricordi di quello che c’era una volta, con emozionanti placche che ricordano alle persone i massacri e le deportazioni degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
 
Forse la nota più triste riguardante questa strada è la chiusura del Goldenberg nel 2007. Il ristorante/deli era un caposaldo del quartiere. Jo probabilmente non era la persona più carina del mondo, ma il suo ristorante era un pezzo della storia ebraica nel Marais. Ministri e presidenti hanno mangiato lì. Ironicamente, nell’attacco terroristico del 1981, tutti quelli uccisi lì erano non Ebrei. La finestra, con la vernice gialla attorno ai buchi delle pallottole, e le placche in memoria delle morti, sono una testimonianza della filosofia della “memoria”. Stranamente la placca fu rimossa quando il ristorante fu chiuso. Problemi d’igiene lo fecero chiudere e Jo fu già obbligato a cambiare le finestre fracassate dalle pallottole alcuni anni fa. Si sono sparse delle dicerie, e Jo ha venduto il posto al cugino tre settimane prima che sapesse che doveva chiudere. I fratelli Costes ci avevano già messo gli occhi sopra ma per problemi con il sindaco e con l’igiene nelle cucine abbandonarono l’idea. Il destino di questo ristorante, come molte altre cose in questo antico quartiere, è sfumato. 

Che piaccia o no, i cambiamenti sono di casa a rue des Rosiers, dove porteranno nessuno lo sa. Speriamo solo che il cuore e l’anima ebrea di questo posto non vengano interamente spazzati via. 

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