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Les clefs d'Or

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La Storia di Nana e Zack a Parigi…

Di Nancy Bear, famosa scrittrice americana di viaggi (Tradotto in Italiano da Michele Citro, michele.citro87@gmail.com)

Nana e Zak stavano attraversando il piccolo atrio del loro Hotel a Parigi e l’uomo della reception, ricci capelli neri e baffetti, andò loro incontro e disse “Bonjour Zak”. Zak conosceva quella parola ma la cosa che non capiva era in che modo quell’uomo avesse potuto conoscere il suo nome. Hmmm. Allentò leggermente la presa dalla mano di Nana e sussurrò “bonjour”. L’uomo sorrise e fece cenno a Zak di seguirlo verso l’ascensore che era a mala pena largo per Zak, Nana e l’uomo dell’albergo. Le pareti dell’ascensore erano trasparenti e si potevano vedere le eleganti funi elevatrici all’opera. Zak premette il bottone e lentamente iniziarono a salire.

La loro camera era piccola e accogliente con dei copriletto floreali rappresentanti rose e viole. Zak scelse il letto più vicino alla finestra dalla quale poteva vedere edifici, gente e macchine. Nana aveva detto a Zak che Parigi veniva a volte chiamata la “Città delle luci” e lui si meravigliava di non aver ancora visto delle luci dalla sua finestra.
Nana gli disse di aspettare e vedere – c’erano molte sorprese in vista!

 

Nana portò Zak al suo parco preferito. Si chiamava Place des Vosges. Zak raggiunse i bambini francesi che stavano giocando nell’aiuola di sabbia oppure si stavano arrampicando sulla“jungle gym” (giostra da parco). C’era molto da vedere in quel parco – belle fontane e una grande statua di un uomo a cavallo. Nana spiegò a Zak che quella era la statua di un vecchio re francese che viveva nella casa  che si trovava proprio all’ingresso del parco. Ordinò che tutti gli edifici che attorniavano il parco fossero costruiti nello stesso stile di casa sua e poteva farlo, visto che era il re.

Si fermarono ad un Café per uno snack e Zak ordinò un toast alla francese. Il cameriere lo guardò perplesso. “Toast alla francese” ripeté Zak, ma il cameriere non sapeva cosa fosse. Zak si era promesso di mangiare del cibo francese, così chiese delle patatine fritte (in inglese la traduzione di patatine fritte è “French fries” ovvero “fritto alla francese”). “Ah pommes frites” esclamò il cameriere. “Così i Francesi chiamano le French fries” disse Nana. In men che non si dica arrivarono la cioccolata calda di Zak e il caffè di Nana con un piatto di croccanti e dorate patatine fritte. Che buon odore si poteva respirare nell’aria e che divertimento a inzuppare quelle patatine nelle loro bevande. Nana sorrise quando capì che Zak aveva scoperto che posto fantastico poteva essere un Café parigino all’aperto. Proprio in quel momento Zak saltò in piedi. Aveva sentito una bellissima musica di violino e doveva vedere i musicisti. Non doveva allontanarsi molto, giusto spostarsi al Café di fianco, non vide nessuno eccetto due giovani ragazze suonare i loro violini come se fossero uno solo; sembrava fosse un solo strumento! La musica era stupenda e tutti coloro che erano al Café si fermarono ad ascoltarla. Nana disse a Zak che i Parigini amavano la musica e lui rispose che anch’egli amava la musica e la prossima volta che avrebbe visitato Parigi, avrebbe voluto portare con sé la sua chitarra e suonare Frere Jacques e qualche altra canzone che sarebbe potuta piacere ai Parigini. Nana era certa che per la gente di Parigi sarebbe stato davvero piacevole sentirlo suonare.

C’erano così tanti musei in questa città – Per Nana e Zak era difficile scegliere. Dopo aver sfogliato un libro con delle immagini di molti di loro, Zak decise di andare al Museo Pompidou, in maniera tale che avrebbero potuto usare la lunghissima ed altissima scala mobile dalla quale avrebbero potuto vedere così tanto di Parigi e molti dei suoi tetti in ardesia a doppio spiovente. Rimasero incantati dai quadri e dalle sculture del museo. Zak vide alcuni studenti d’arte con i loro cavalletti e le loro tele seduti di fronte alle opere più piccole cercando di copiarle. Pensò fosse una buona idea. Forse la prossima volta avrebbe portato con sé i suoi colori. Ma per ora, visto che era troppo affollato e non c’era spazio sul pavimento, correva di qua e di là. Proprio fuori il museo c’era una meravigliosa fontana con ogni sorta di composizione mobile colorata. Che divertimento era vedere questi oggetti strani muoversi e girare. E sempre lì c’era un pagliaccio che faceva giochi di prestigio con delle arance – prima due, poi tre, poi quattro. Un altro pagliaccio suonava la fisarmonica. Zak era molto eccitato e scattò un sacco di foto.

Voleva ritornare al Pompidou il giorno dopo, ma quando Nana gli suggerì una gita in barca sulla Senna, Zak pensò che sarebbe stato meglio ritornare al Pompidou la prossima volta che sarebbe tornato a Parigi. “Bateau” è la parola che indica i battelli che vanno avanti ed indietro lungo il fiume. Nana e Zak montarono sul battello con circa altre 20 persone di diversa nazionalità anch’esse in visita a Parigi. Il capitano che conduceva la barca descriveva tutti gli edifici ed i monumenti vicino ai quali passavano. Parlava francese e inglese. Passarono di fianco ad una grande cattedrale chiamata Notre Dame; era vecchia più di mille anni. Zak non capiva come quell’edificio potesse essere così vecchio. Anche Nana faceva fatica a credere che un edificio così spettacolare potesse essere stato costruito così tanto tempo fa. Il Bateau passava sotto i ponti che collegavano la parte destra, chiamata Riva Destra, con la parte sinistra di Parigi. Pont Neuf significa nono ponte ed è il più antico ma anche il più bello di tutti i ponti di Parigi, specialmente di notte quando è tutto illuminato. Nana promise a Zak che una sera sarebbero usciti e avrebbe preso un calesse così avrebbe visto tutte quelle luci che davano a Parigi il nome di “Città delle luci”.

Zak fece molte scoperte a Parigi – tipo che facevano un’ottima pizza, che amavano mangiare hot dog molto lunghi con  del formaggio fuso sopra in una baguette lunga e croccante, che le loro torte e le loro cioccolate non solo erano deliziose, ma belle abbastanza da essere esposte in un museo. Nana si divertiva molto a portare Zak in pasticceria, chiamata “Patisserie”, anche solo per ammirare le torte. Zak chiedeva “Le torte sono fatte da artisti?” e Nana rispondeva “Si, i pasticcieri sono proprio degli artisti”.
Aveva anche notato che la maggior parte dei bambini francesi non indossava cappelli da baseball, così chiese a Nana se poteva metterlo in valigia finché non fossero ritornati a casa in America. Nana comprò a Zak un berretto francese, così si sarebbe sentito molto più a suo agio mentre cavalcava uno dei cavalli del “carousel” (tipica giostra parigina) con gli altri bambini francesi.

Ogni sera quando rientravano in albergo, l’uomo della reception li accoglieva con un “Bonsoir” o con un “Buona sera” proferito nella loro lingua e ben presto Zak  iniziò a dire “Bonsoir” a tutti coloro che incontrava alla fine di una giornata molto divertente. Durante la loro ultima notte a Parigi, dopo che Nana raccontò la favola della buona notte a Zak e lui poteva a malapena mantenere gli occhi aperti, le chiese “Dove possiamo andare la prossima volta?” “Vedremo amore mio – vedremo…”

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